Cistite ricorrente

La cistite è l’infezione delle urine presenti in vescica. Se l’infezione risale verso i reni si parla invece della più grave pielonefrite.

La cistite causa disuria, ovvero bruciore all’inizio della minzione, e pollachiuria, ovvero una maggiore frequenza minzionale; talora può essere presente ematuria, ovvero sangue nelle urine, ed allora si parla di cistite emorragica.

La diagnosi di cistite si pone con l’urinocoltura positiva, ovvero col riscontro di almeno un milione di batteri per millilitro d’urina.

E’ importante che il prelievo delle urine venga eseguito in maniera corretta: sulle urine del primo mattino, dopo un'accurata detersione dei genitali esterni e dopo aver buttato via il primo getto di urina che ha la funzione di lavare le più basse vie urinarie, raccogliere le urine direttamente in un apposito contenitore sterile.

Il 20% delle donne sviluppa almeno un episodio di cistite ogni anno, ma in alcune pazienti  gli episodi si ripetono frequentemente e allora si parla di cistiti ricorrenti.  

La causa delle cistiti ricorrenti va ricercata in quel serbatoio batterico presente nelle feci che, in particolari circostanze, possono infettare le basse vie urinarie, determinando il quadro infiammatorio. 

La probabilità di cistiti ricorrenti cresce con il crescere del numero degli episodi precedenti. In altre parole, dopo un episodio di cistite acuta vi è una sorta di incapacità dell'organo vescicale a difendersi dall'aggressione batterica e, nonostante l'eventuale terapia antibiotica, vi è, nel periodo immediatamente successivo, una maggiore probabilità di recidiva. Circa il 25% delle donne che hanno avuto un'infezione delle vie urinarie avrà almeno tre ricadute nell'anno successivo.

Ma è anche vera l'equazione inversa: più è lungo l'intervallo tra gli episodi infiammatori e meno frequenti sono le recidive.

Per tale motivo è indispensabile adottare misure di profilassi per ridurre il rischio di re-infezione.

Tra le misure generali da adottare in caso di cistite vi è in primo luogo la buona idratazione, in altre parole bere circa 2 litri di acqua nelle 24 ore per diluire e allontanare eventuali germi presenti in vescica.

E' anche molto importante regolarizzare l'intestino ricorrendo ad una dieta ricca di scorie -e in particolare di frutta assunta fuori pasto o prima del pasto - e, se necessario, a blandi lassativi. La stipsi favorisce, infatti,  la moltiplicazione dei batteri fecali che sono la sorgente primaria dell'infezione urinaria.

Possono essere utilizzati i fermenti lattici per bocca e per via vaginale.

E’ importante per l’igiene intima usare una lavanda esterna a pH acido (tra 3,5 e 4,5) ed asciugarsi dall’avanti in dietro e non viceversa, usando due salviette separate per la zona genitale e per quella anale, per evitare la contaminazione dei batteri fecali.

Per molte donne il tormento di una cistite si presenta periodicamente a seguito di un rapporto sessuale. La causa più comune è una secchezza vaginale o comunque una difficoltà alla penetrazione, problema comune in menopausa, ed allora sono utilissimi i gel intimi da usarsi al momento del rapporto o eventualmente creme o ovuli a base di estriolo, un estrogeno debole ad effetto solo locale, in grado di dare maggior trofismo alle mucose urogenitali.

Altre volte il difetto è dell’uretra, quel condotto che collega la vescica con l’esterno: esso può essere  anatomico, per cui lo sbocco esterno è praticamente in vagina, o funzionale, per cui l’orgasmo scatena piccole contrazioni del condotto uretrale, ma in senso contrario a quello usuale, che vanno cioè controcorrente, dall'esterno all'interno, facilitando in tal modo la risalita dei germi, ed allora è molto importante che la vescica venga svuotata subito dopo un rapporto sessuale. 

Ma per i casi più impegnativi può essere instaurata una profilassi farmacologica a basse dosi con un disinfettante urinario, preso in monodose ogni 15 giorni per 3-6 mesi, eventualmente associato ad un acidificante delle urine e/o al mirtillo rosso, un disinfettante urinario naturale.