Nutrizione in Pediatria - Le acque minerali - Dottoressa Lisa Mariotti

Ormai tutti sappiamo che l’acqua si differenzia considerevolmente per le sue caratteristiche chimico-fisiche. E poiché è una risorsa importantissima per il nostro organismo, è nostro dovere sceglierla con grande oculatezza. Sappiamo infatti che il consumo minimo per una persona che svolge una normale attività è di un litro e mezzo al giorno, e che questa quantità raddoppia ampiamente in caso di allenamento fisico o in condizioni di temperature elevate. Le fonti idriche si possono suddividere in due grandi categorie: le acque minerali e le acque potabili. Le acque minerali sono quelle che sono pure in natura e non richiedono nessun tipo di trattamento per essere commercializzate: sono imbottigliate cioè così come sgorgano da una sorgente naturale o dal sottosuolo e possiedono caratteristiche organolettiche particolari. L’unica aggiunta ammessa è quella dell’anidride carbonica per le acqua gasate. Il Decreto del Ministero della Salute del10 febbraio 2015 stabilisce i criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali. Le acque minerali si suddividono in sottogruppi differenti in base ad alcune caratteristiche chimico-fisiche. In base al residuo fisso, ovvero al contenuto di sostanze inorganiche ( minerali ) che rimane dopo l’evaporazione e poi l’essiccazione alla temperatura di 180°C, si suddividono in acque oligominerali, quelle il cui residuo fisso è inferiore a 500 mg/l, acque mediominerali, il cui residuo fisso è fra 500 e 1.500 mg/l e acque minerali propriamente dette, quelle il cui residuo fisso è superiore a 1.500 mg/l. In base alla loro composizione salina, le acque minerali seguono un’altra classificazione: il sale maggiormente rappresentato dà il suo nome all’acqua. Avremo così l’acqua bicarbonata, che favorisce la buona digestione e tampona i succhi gastrici in eccesso; l’acqua solfata, leggermente lassativa e coadiuvante del transito biliare; l’acqua calcica, protettiva per le ossa e per i denti; l’acqua clorurata, purgativa ed equilibrante delle funzioni epatiche e biliari; l’acqua fluorata, utile a prevenire le carie nei denti dei bambini; l’ acqua sodica, utile all’eccitabilità neuro-muscolare ma controindicata a chi soffre di ipertensione; l’acqua magnesica, ad azione lassativa e utile alla prevenzione dei crampi, dell’affaticabilità e dell’arteriosclerosi, in quanto capace di dilatare le arterie; l’acqua ferruginosa, infine, utile per combattere le anemie da carenza di ferro. Le acque potabili invece, sono quelle che hanno subìto trattamenti per la loro potabilizzazione e, poiché sono acque “ costruite “, hanno caratteristiche medie, che possono andare bene a tutti. Il Decreto Legislativo 31/01 però stabilisce che le acque destinate al consumo umano devono essere microbiologicamente pure e non devono contenere sostanze in quantità tali da rappresentare un pericolo per la salute pubblica: il suddetto decreto fissa quindi i valori limite. Ma come possiamo districarci nella scelta delle acque più adatte? In caso di uso di acqua potabile non dovremo scegliere niente, perché la utilizzeremo così come viene erogata dal nostro acquedotto, con le caratteristiche del comune di appartenenza. In questo caso però dobbiamo porre attenzione a questo fattore: l’acqua dell’acquedotto è potabile fino al contatore, il comune non è responsabile di ciò che avviene dopo il passaggio nelle nostre tubazioni o nei nostri depositi di accumulo. E’ consigliabile pertanto un’analisi batteriologica e chimico-fisica per verificare la sua potabilità prelevando un campione presso la nostra abitazione e portandolo in laboratorio accreditato. La scelta più attenta riguarderà invece le acque minerali: non esistono acque migliori o peggiori, ma acque diverse e nostro dovere è quello di leggere attentamente l’etichetta per scegliere quella che si adatta meglio alle nostre necessità. Il corpo di un bambino in questa fase delicata della crescita, deve bilanciare adeguatamente introduzione e perdita di acqua. Nelle prime fasi della vita, l’organismo è più vulnerabile agli squilibri dei fluidi e degli elettroliti, pertanto c’è un rischio di incorrere nella disidratazione molto più elevato che non nell'adulto